CONSULENZA SPECIALISTICA DISTURBI DELL'ATTENZIONE DSA A MILANO

DISTRAZIONE, DISATTENZIONE O DISTURBI DELL'ATTENZIONE?
I disturbi dell'attenzione possono essere temporanei come la disattenzione, la distrazione, la distraibilità, o strutturali come l'aprosessia. 
Una riduzione temporanea dell'attenzione può essere dovuta a stanchezza fisica o mentale. 
 La distrazione è un'interruzione dell'attenzione per l'azione di stimoli estranei all'attività in corso. Questi, richiamando con la loro intensità l'attività del soggetto, abbassano la capacità degli stimoli che l'avevano impegnato nella primitiva attività di selezione.  
La distrazione può essere superata o con un maggior dispendio di energia da parte del soggetto o con un adattamento negativo ai fattori di distrazione.  
Si parla di distrazione anche in presenza di quella particolare astrazione che l'essere assorti in un pensiero, in un problema, nel compimento di un'opera, al punto da non rispondere a stimoli o a eventi esterni anche rilevanti.  
Sembra che in condizioni di distrazione non diminuisca la recettività inconscia degli stimoli secondo il quale i suggerimenti inviati in stato di distrazione spesso si rivelano più efficaci di quelli enunciati in modo esplicito dopo aver richiamato l'attenzione. 
A questo principio si fa anche la psicologia della pubblicità nell'invio di messaggi sotto soglia La distraibilità, a differenza della distrazione che un evento temporaneo, è la propensione naturale di un soggetto a distrarsi. Normale nei bambini, può rivelarsi un sintomo di disadattamento se protratta. 
L'aprosessia è l'incapacità strutturale a mantenere l'attenzione o perché l'ideazione è rarefatta o concentrata su pochi temi come negli stati depressivi, o perché e sovrabbondante come degli stati maniacali, o per un eccesso di emozioni o cariche affettive che interferiscono nei processi di pensiero, o per la presenza di idee fisse, come negli stati fobico- ossessivi, che, imponendosi in modo coatto alla coscienza, riducono la possibilità di attenzione.

Fonte: Umberto Galimberti. L'Espresso.